I templi di Bali
8 h di percorso4 tappeMeglio: Uluwatu al tramonto, per il kecak. Tanah Lot con la bassa mareaAggiornato luglio 2026
La particolarità di Bali, e ciò che spiega tutto il resto: l’Indonesia è il paese con la più grande popolazione musulmana del mondo, e Bali è un’isola induista. Circa l’87% dei suoi abitanti pratica l’induismo balinese, che non è quello indiano: è una mescolanza propria di induismo, buddismo e credenze animiste anteriori, con i propri dei e la propria struttura.

È sopravvissuta perché, quando l’islam si diffuse a Giava nel XV secolo, l’élite del regno induista di Majapahit si rifugiò qui e si trincerò. Il risultato: un’isola con più di ventimila templi, dove ogni casa ha il suo santuario familiare e dove vedrai offerte di fiori per terra, sui cruscotti delle auto e all’ingresso dei negozi, tre volte al giorno, ogni giorno.
Il percorso, tappa per tappa
4 TAPPE- 01
Uluwatu e il kecak
Un tempio sul bordo di una scogliera di settanta metri sul mare, alla punta sud dell’isola, e uno dei sei templi che i balinesi considerano pilastri spirituali di Bali. La vista al tramonto è quella che immagini.
Ma ciò che va visto è il kecak, rappresentato qui al calar del sole. Non ha strumenti: è un coro di un centinaio di uomini seduti in cerchio che cantano «chak-chak-chak» in ritmi sovrapposti, creando una percussione fatta solo di voci, mentre si rappresenta un episodio del Ramayana con il fuoco. È ipnotico.
Una nota onesta: nella forma attuale fu creato negli anni trenta, in parte per i visitatori, a partire da un rituale di trance più antico. Questo non lo rende meno impressionante. E occhio alle scimmie dell’ingresso: rubano gli occhiali con precisione professionale.
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Tanah Lot
La cartolina di Bali: un piccolo tempio arroccato su una roccia in mezzo al mare, raggiungibile a piedi con la bassa marea e isolato come un’isola con l’alta marea. Al tramonto, con il sole dietro, è la foto che ha venduto quest’isola per decenni.
Due avvisi. Uno: guarda la tavola delle maree prima di andare, perché il piano cambia del tutto. Due: è uno dei posti più affollati di Bali e bisogna attraversare un lungo mercato di souvenir per arrivarci. Ne vale comunque la pena, perché l’immagine è l’immagine.
I non induisti non possono salire al tempio stesso. Si vede da sotto, che è comunque da dove si vede meglio.
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Tirta Empul
Un tempio costruito nel 962 attorno a una sorgente che i balinesi considerano sacra, con una lunga vasca e una fila di bocche di pietra da cui esce l’acqua. La gente vi entra vestita e passa sotto ogni bocca in ordine, pregando a ciascuna: è un rituale di purificazione, il melukat, e si fa davvero, oggi, da gente venuta a purificarsi e non a farsi una foto.
I visitatori possono partecipare, ed è questo il punto: se lo fai, fallo bene. Bisogna indossare il sarong, entrare nell’ordine giusto, si comincia da sinistra e non si saltano bocche, e due bocche precise sono solo per riti funebri e non si usano.
E se non hai intenzione di farlo con rispetto, guarda dal bordo, che va bene lo stesso.
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Come entrare in un tempio
Le regole si riducono a poche, e vengono rispettate. Sarong e fascia legati in vita, sempre, uomini e donne: li prestano o li affittano all’ingresso di tutti i templi turistici. Spalle coperte. Non salire sui muri né sulle strutture per le foto, non mettersi più in alto di un sacerdote e non indicare con il piede.
E c’è una regola che sorprende i visitatori e conviene sapere in anticipo perché è scritta sui cartelli: le donne con le mestruazioni non possono entrare nei templi. È una regola di purezza rituale dell’induismo balinese, si applica allo stesso modo alle balinesi, e nessuno ti chiederà nulla: si confida che tu la rispetti.
Te lo diciamo perché scoprirlo alla porta, davanti a un cartello, mette più a disagio che saperlo prima.
Domande frequenti
Perché Bali è induista se l’Indonesia è musulmana?
Perché, quando l’islam si diffuse a Giava nel XV secolo, l’élite del regno induista di Majapahit si rifugiò a Bali e si trincerò. Oggi circa l’87% dei balinesi pratica l’induismo balinese, una mescolanza propria di induismo, buddismo e animismo anteriore, diversa dall’induismo indiano.
Cos’è il kecak di Uluwatu?
Una danza senza strumenti: un centinaio di uomini seduti in cerchio cantano «chak-chak-chak» in ritmi sovrapposti, facendo la percussione solo con le voci, mentre si rappresenta il Ramayana con il fuoco, al tramonto. Nella forma attuale fu creata negli anni trenta a partire da un rituale di trance più antico.
Cosa bisogna indossare per entrare in un tempio di Bali?
Un sarong e una fascia legati in vita, uomini e donne, li prestano all’ingresso, e le spalle coperte. Non salire sui muri né mettersi più in alto di un sacerdote. E una regola sorprende: le donne con le mestruazioni non possono entrare, e si confida che la rispettino.