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Cosa vedere a Milano

5 tappeAggiornato luglio 2026

IN BREVE

La cattedrale ci mise seicento anni. Si cominciò nel 1386 e l'ultima porta di bronzo fu posata nel 1965, per cui passarono dal cantiere il gotico, il rinascimento, Napoleone, che ordinò di finire la facciata perché voleva incoronarsi dentro, e il Novecento. A Milano esiste un'espressione, «fabbrica del Duomo», che significa un lavoro interminabile. L'hanno presa da qui.

Piazza del Duomo, the marble cathedral and the entrance to the Galleria at its left
© Steffen Schmitz · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ed è questa la chiave per capire la città: Milano non è Roma né Firenze, non ha un centro storico congelato, e ciò che ha lo ha fatto e rifatto a suo comodo. È la città italiana che lavora, quella bombardata più di qualsiasi altra del nord, quella che ricostruì in fretta e quella che inventò l'aperitivo per non cenare. Si vede in un giorno e inganna: c'è più di quanto sembri.

Il percorso, tappa per tappa

5 TAPPE
  1. 01

    Il Duomo

    Il Duomo porta più statue di qualsiasi altra cattedrale al mondo: circa tremilaquattrocento, più centotrentacinque guglie e duemiladuecento gargolle. E sono tutte diverse. Quell'eccesso è esattamente l'effetto cercato: è stata pagata con le donazioni della città per sei secoli e ogni donatore voleva la sua.

    Il marmo è rosato e viene da Candoglia, sul Lago Maggiore, da una cava che Gian Galeazzo Visconti consegnò alla cattedrale nel 1387 esente da imposte. La Veneranda Fabbrica del Duomo, l'istituzione che gestisce i lavori, è ancora proprietaria di quella cava e ne estrae ancora oggi la pietra per riparare ciò che si rovina. È la stessa organizzazione, con lo stesso marmo, da più di seicentotrenta anni.

    Sali sul tetto: è il meglio e quasi nessuno lo fa.

  2. 02

    L'Ultima Cena

    Leonardo la dipinse tra il 1495 e il 1498 sulla parete della sala da pranzo di un convento, perché i frati mangiassero guardandola. E commise, di proposito, l'errore tecnico che la condannò: rifiutò l'affresco, che dura secoli ma obbliga a dipingere in fretta su intonaco umido, e usò la tempera su intonaco secco, per poter correggere. Cominciò a cadere dopo vent'anni.

    Ciò che fa sì che sia ancora qui è una casualità brutale. Nell'agosto del 1943 i bombardamenti alleati distrussero il refettorio: crollarono il tetto e tre delle quattro pareti. La quarta, quella dell'Ultima Cena, era stata protetta con sacchi di sabbia e impalcature, e resse.

    Ci sono fotografie del dipinto all'aperto, tra le macerie, con il cielo sopra. Si visita in gruppi di trentacinque ogni quindici minuti e bisogna prenotare con mesi di anticipo.

  3. 03

    La Pietà Rondanini

    Nel Castello Sforzesco, in una sala grande e spoglia, c'è l'ultima scultura di Michelangelo. La cominciò, la lasciò, la riprese quasi dieci anni dopo e invece di finirla la riscolpì sopra, tagliando la pietra che aveva già tagliato e cambiando del tutto ciò che voleva dire. Ci lavorò fino a sei giorni prima di morire, a ottantotto anni.

    È incompiuta ed è ciò che la rende enorme: si vede il braccio della versione precedente che pende staccato, un resto di ciò che fu, e le due figure si fondono in un'unica massa che non somiglia a niente del Rinascimento. Sembra moderna senza volerlo.

    È sola, senza cordone e senza fila, a dieci minuti dal Duomo. È la cosa più impressionante di Milano e non è in nessuna lista delle dieci principali.

  4. 04

    La Galleria Vittorio Emanuele II

    Del 1877, con volta di ferro e vetro, collega il Duomo alla Scala ed è il più antico passaggio commerciale coperto al mondo ancora in funzione. I milanesi la chiamano «il salotto», il salotto della città, perché è dove la gente restava quando faceva freddo o pioveva, cosa che a Milano capita spesso.

    L'architetto, Giuseppe Mengoni, cadde dall'impalcatura e morì il giorno prima dell'inaugurazione, nel 1877.

    Dentro, nell'ottagono centrale, c'è il mosaico del toro di Torino con un buco di diversi centimetri scavato dai tacchi della gente che gira sopra per avere fortuna. Lo riparano ogni pochi anni e ritorna. È un dato sciocco ed è una delle poche tradizioni che si possono verificare con gli occhi.

  5. 05

    Il Cimitero Monumentale

    Milano ha un museo di scultura all'aperto, è gratis, è a una passeggiata dal centro e non ci va quasi nessuno: il cimitero monumentale. Quando la città si arricchì con l'industria, le famiglie fecero a gara per avere il mausoleo più spettacolare, e ingaggiarono i migliori scultori di ogni epoca per un secolo e mezzo.

    Il risultato sono ettari di marmo con templi greci, piramidi, obelischi e una riproduzione in scala dell'Ultima Cena in bronzo. C'è art nouveau, c'è razionalismo, c'è realismo socialista. E c'è un monumento sobrio al centro, in memoria dei milanesi morti nei campi di concentramento, che è la cosa migliore del recinto.

    Si passeggia un'ora, non costa niente, ed è una delle cose più strane e belle della città.

Domande frequenti

Quanto ci volle per costruire il Duomo di Milano?

Quasi seicento anni: cominciato nel 1386 e ultima porta di bronzo posata nel 1965. Dal cantiere passarono il gotico, il rinascimento e Napoleone, che fece finire la facciata perché voleva incoronarsi dentro. A Milano «fabbrica del Duomo» significa un lavoro interminabile, e viene da qui.

Cos'è la Pietà Rondanini?

L'ultima scultura di Michelangelo, al Castello Sforzesco: la riscolpì sopra una versione precedente e ci lavorò fino a sei giorni prima di morire, a ottantotto anni. È incompiuta, un braccio della vecchia versione pende ancora, e sembra moderna senza volerlo. Senza fila.

Da dove viene il marmo del Duomo?

Dalla cava di Candoglia, sul Lago Maggiore, che Gian Galeazzo Visconti consegnò alla cattedrale nel 1387 esente da imposte. L'istituzione che gestisce i lavori ne è ancora proprietaria e ne estrae ancora oggi la pietra per le riparazioni: seicentotrenta e passa anni con la stessa cava.

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