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Cosa vedere a Belgrado

4 tappeAggiornato luglio 2026

IN BREVE

La fortezza sorveglia da duemila anni l'angolo esatto dove la Sava entra nel Danubio, e quell'angolo è la ragione di tutto quello che è successo a questa città. È il punto in cui finisce l'Europa centrale e cominciano i Balcani, e il posto da cui bisogna passare se vuoi muovere eserciti o merci fra i due. Per questo se la sono contesa i celti, i romani, i bizantini, gli ungheresi, gli ottomani e gli austriaci.

The youth relay batons handed to Tito, at the House of Flowers
© Simon Legner ( User:simon04 ) · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

E per questo qui quasi nient'altro è antico. Quello che c'è da vedere a Belgrado non è una lista di monumenti: è il Novecento. Una chiesa che ci mise ottantacinque anni a essere finita perché il comunismo non la lasciò fare. Un'intera città di blocchi tirata su sopra una palude da volontari. La tomba dell'uomo al cui funerale andarono trentun presidenti. E delle rovine del 1999 che nessuno ha riparato, in mezzo alla strada.

Il percorso, tappa per tappa

4 TAPPE
  1. 01

    Kalemegdan

    Il nome dice già tutto: kale è «fortezza» in turco e megdan è «campo di battaglia», quindi si chiama letteralmente il campo di battaglia della fortezza. I romani ci misero l'accampamento di una legione nel I secolo, e da allora non c'è stato un secolo tranquillo. Si calcola che sia stata distrutta e ricostruita una quarantina di volte.

    Quello che si calpesta è una sovrapposizione: le fondamenta sono romane, i muri bassi bizantini, la torre e alcune porte ungheresi, la tomba di Damad Ali Pascià e i bagni sono ottomani, e i grandi bastioni a punta di stella sono austriaci del Settecento, fatti da ingegneri militari che portarono il disegno di Vauban. Tutto nello stesso recinto e senza ordine.

    Oggi è un parco enorme, gratuito, con campi da basket e gente che porta a spasso il cane su duemila anni di assedi.

  2. 02

    San Sava

    La prima pietra fu posata nel 1935 e l'interno non fu finito fino al 2020. In mezzo: due guerre, un'occupazione e quarant'anni di regime comunista che si rifiutò di autorizzare i lavori, col terreno trasformato in parcheggio e in magazzino dell'esercito. Si riprese negli anni Ottanta e ci fu un momento d'ingegneria che qui si ricorda: nel 1989 la cupola, di quattromila tonnellate, fu montata tutta intera a terra e sollevata con martinetti idraulici fino a quaranta metri, in quaranta giorni.

    L'interno, finito nel 2020, sono quattromila metri quadri di mosaico dorato con tessere di vetro veneziano, finanziato in buona parte dalla Russia e montato a pannelli fuori e incollato dentro. Entrare è gratis. E l'effetto è strano e bello: non c'è patina né secoli di fumo, è oro appena posato e brilla come doveva brillare Bisanzio il primo giorno.

    È dedicata a Sava, il santo i cui resti gli ottomani bruciarono nel 1595 su questa stessa collina.

  3. 03

    La Casa dei fiori

    Josip Broz, Tito, governò la Jugoslavia trentacinque anni facendo una cosa che non fece nessun altro: tenere un paese comunista fuori dal blocco sovietico, affrontando Stalin nel 1948 e sopravvivendogli, e fondando poi il Movimento dei paesi non allineati. Questo diede alla Jugoslavia una posizione impossibile: parlava con entrambe le parti e nessuna la controllava.

    Il suo funerale, nel 1980, ne fu la prova: vennero centoventotto paesi, con trentun presidenti, quattro re, sei principi e ventidue primi ministri. Alla stessa cerimonia c'erano Margaret Thatcher, Leonid Brežnev, Saddam Hussein, Yasser Arafat e Kim Il-sung. Non è più successo. La tomba è una lastra bianca in una serra, senza retorica, e accanto c'è il museo con i regali e i testimoni di staffetta. È la visita che spiega i Balcani e non la fa quasi nessuno.

  4. 04

    Le rovine del 1999

    In pieno centro, in via Kneza Miloša, ci sono due grandi edifici sventrati: erano lo Stato Maggiore e il Ministero della Difesa, e li colpirono i bombardamenti della NATO nella primavera del 1999. Stanno lì da un quarto di secolo senza riparazioni, col cemento spaccato, i piani penzolanti e gli alberi che crescono dentro, in un viale dove passa l'autobus urbano.

    Non bisogna cercarli né pagare il biglietto: stanno sul marciapiede, e la gente ci passa davanti andando al lavoro. Sono stati dichiarati bene culturale e si discute da anni su cosa farne, fra demolirli, restaurarli o lasciarli. Per ora ci sono.

    È la cosa più scomoda da vedere a Belgrado e anche la più onesta: una città che si è ricostruita quaranta volte ha lasciato questa cicatrice in vista, nella sua strada principale, e non la spiega con dei cartelli.

Domande frequenti

Cos'è Kalemegdan?

La fortezza di Belgrado, sullo sperone dove la Sava entra nel Danubio. Il nome significa letteralmente «campo di battaglia della fortezza» in turco, e le si rende giustizia: si calcola che l'abbiano distrutta e ricostruita una quarantina di volte. Ci sono fondamenta romane, mura bizantine, porte ottomane e bastioni austriaci, tutti uno sopra l'altro. Oggi è un parco e l'ingresso è gratis.

Si possono vedere gli edifici bombardati nel 1999?

Sì: l'ex Stato Maggiore e il Ministero della Difesa sono ancora sventrati in via Kneza Miloša, in pieno centro, non riparati da allora. Si vedono dal marciapiede, senza biglietto e senza cercarli, e si discute da anni su cosa farne. Per ora ci sono.

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